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Madia: "Ammortizzatori e art. 18: ora nel Pd l'intesa è più facile"

Intervista a Marianna Madia di Laura Matteucci - L'Unità

di Marianna Madia,  pubblicato il 11 gennaio 2012 , 19 letture
I Pd è prossimo ad una posizione comune sulla riforma del mercato del lavoro. Domani la riunione del Forum democratico dovrebbe elaborare una sintesi tra le tre proposte di legge in campo, che come primi firmatari hanno rispettivamente Nerozzi, Damiano e Madia, e Ichino. Sintesi che, con ogni probabilità, dovrebbe accogliere le prime due proposte, il cui punto discriminante, rispetto a quella di Ichino, è la tutela dell'articolo 18. Come dice Cesare Damiano, capogruppo in commissione alla Camera: «C'è una convergenza tra le posizioni Damiano-Madia e Nerozzi-Marini. Ma ora il punto vero sono gli ammortizzatori sociali: quante risorse riusciamo a destinare?». Anche per la deputata Marianna Madia quella degli ammortizzatori sociali è un'altra priorità urgente, una riforma che dovrebbe accompagnare, in modo complementare, quella del lavoro. 

Madia, la vostra e quella di Nerozzi sono le proposte più similari: in che cosa si differenziano?

«La nostra tutela maggiormente l'articolo 18. In sintesi, prevede l'ingresso nel lavoro per un periodo di prova e formazione con un contratto a tempo determinato di lunghezza variabile a seconda della professione svolta, che comunque non può superare i tre anni. A quel punto il datore di lavoro può scegliere per l'assunzione a tempo indeterminato, e nel caso godrebbe di sgravi contributivi per altri tre anni. La proposta Nerozzi prevede invece l'applicazione immediata del contratto a tempo indeterminato, che però per i primi tre anni non beneficerebbe delle tutele date dall'articolo 18».

In concreto per il lavoratore cambia poco.

«Abbiamo voluto stabilire un principio: il contratto a tempo indeterminato non può essere disgiunto dall'articolo 18. Questo per evitare il rischio di introduzione di deroghe, per mettere paletti ben precisi».

Il contratto cui pensate sostituirebbe in sostanza quello attuale di apprendistato.

«È una modalità che convoglierebbe le risorse della maggior parte deicontratti di apprendistato, da usare come incentivi alla formazione per il datore di lavoro. Gli altri incentivi, al contrario di come avviene ora, sarebbero successivi all'assunzione vera e propria, in modo da evitare forme di precariato che costano poco e per questo non portano mai al contratto a tempo indeterminato. A scomparire dovrebbe essere il contratto a progetto. Comunque, quello della semplificazione e riduzione delle forme contrattuali è un punto ampiamente condiviso nel partito. Che aiuterebbe anche la riforma degli ammortizzatori sociali, di cui risulterebbe complementare».

Il problema è il reperimento delle risorse.

«La nostra idea è quella di un'indennità unica per chiunque perda il lavoro: i fondi necessari possono venire dalle ultime riforme pensionistiche. Il punto è un altro, ed è la volontà politica: se c'è, i soldi si trovano».



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