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set

inviato da Marianna Madia

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 Esattamente come il settembre dello scorso anno torna la protesta dei precari della scuola. Quest'anno con forme ancora più drammatiche, come gli scioperi della fame. E’ presumibile che anche l’anno venturo, con il progressivo taglio degli organici deciso a partire dal 2008 dal governo e votato dalla maggioranza di centrodestra, vi saranno nuovi licenziati e nuove drammatiche proteste.

Il precariato della scuola è un male che viene da lontano, di cui non è certamente unico responsabile l’attuale governo. In un editoriale di Giovanni Belardelli sul Corriere della Sera questa lunghissima stagione viene definita, come “l’età dei precari”, destinata a non finire mai. Ciò che occorre, sottolinea giustamente Belardelli, è la chiarezza. Il governo dovrebbe dire con certezza quanti insegnanti servono nella scuola, quanti ne può assumere e in base a quali criteri li assumerà. Di coloro che non possono entrare subito nella scuola occorre farsi carica in maniera seria e non con provvedimenti d’emergenza.

Di fronte a queste ragionevoli considerazioni abbiamo un ministro che ha detto ai precari che non li avrebbe ricevuti perché fanno politica. Un ministro che al meeting di Rimini (del 2009!) aveva annunciato un nuovo sistema di reclutamento per i giovani di cui non si è saputo più niente. Un ministro che non dice nulla sui finanziamenti alla scuola (i famosi tagli lineari alla scuola criticati sin dall’inizio dal PD e da ieri anche da Gianfranco Fini) che sfugge ai problemi.

Risolvere il problema precari della scuola non è semplice per nessuno, siamo onesti, ma un po’ di chiarezza e soprattutto trattare le persone con dignità, non rifiutando persino di parlarci, può essere un buon inizio.


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