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19
ott

inviato da Marianna Madia

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Arriva in aula il Decreto sui precari della scuola. Come sapete, il governo ha previsto una riduzione nei posti di lavoro della scuola per circa 130.000 unità in tre anni. Quest’anno è toccato ai primi 42.000. Sottratti i pensionamenti, sono rimasti per strada circa 25.000 tra docenti e amministrativi; persone che avevano sinora goduto di contratti annuali. In realtà sono “annuali” fino a un certo punto. Nella maggior parte dei casi durano 10 mesi, essendo luglio e agosto fuori contratto. Si tratta per lo più di donne che si trovano in questa situazione da anni, per gli stipendi che conosciamo. 

Le dure proteste del mese di settembre hanno portato il governo a varare questo decreto legge.

Si prevede che:

1) i docenti licenziati abbiano una corsia preferenziale per le supplenze a prescindere dalle graduatorie di istituto già formate. Nella mia Commissione, insieme ai colleghi della Commissione cultura, siamo riusciti ad allargare la platea includendo anche altre tipologie di supplenti. La platea è però ancora troppo stretta;

2) le regioni sui propri fondi possano impiegare i docenti su progetti di formazione.


Ma non è tutto qui. Al primo comma il Decreto legge impedisce a chi riceve una supplenza annuale di poter vedere il proprio contratto convertito in un tempo indeterminato.

Inoltre, i contratti temporanei non possono godere (a parità di lavoro svolto con i colleghi a tempo indeterminato) degli avanzamenti di stipendio. In pratica, per quanto lavoro svolgano, i docenti non di ruolo sono sempre condannati a restare a inizio carriera!

Il comma 1 è una condanna al precariato permanente e la negazione stessa di qualsiasi avanzamento fondato sul merito del lavoratore.

Comincia oggi un confronto parlamentare molto serrato nel quale il PD cercherà di fare una battaglia di contenuto per impedire, o quanto meno migliorare, gli effetti di una politica scolastica finora sconsiderata. Il dibattito in Commissione lavoro ha mostrato che ci sono dubbi anche nella maggioranza di centro destra.


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