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23
lug

inviato da mariannamadia

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 Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo, questo provvedimento si pone in maniera decisamente negativa nei confronti dei beni culturali del nostro Paese. Taglia indiscriminatamente le risorse del Mibac, al punto tale che lo stesso Ministro Bondi, pochi giorni fa, di fronte al consiglio superiore dei beni culturali, si è detto preoccupato per i tagli operati e si è impegnato a far cambiare rotta al suo stesso Governo. Ebbene, i tagli operati al Ministero con il maxiemendamento aumentano.

Nelle stesse ore in cui discutiamo questi ordini del giorno centinaia di biblioteche, archivi e musei italiani vedono il personale iniziare uno stato di agitazione contro la revoca di risorse vitali per la gestione di beni culturali così importanti.

Questo Governo sembra voler abdicare a quella che è una funzione stabilita dalla Costituzione e dalla normativa, ovvero la tutela pubblica dei beni culturali.

Se il Ministro Bondi vuole davvero cambiare rotta può compiere, con questo ordine del giorno, un piccolo passo in avanti per un ritorno dello Stato ad una politica degna di questa funzione. Questo ordine del giorno non ha costi per la finanza pubblica, ma si pone l'obiettivo di riordinare l'esercizio di una delle professioni più importanti legate alla tutela dei beni culturali: la professione dell'archeologo. Oggi migliaia di archeologi italiani agiscono in un sistema completamente deregolamentato.

Chiunque oggi potrebbe fare l'archeologo in qualunque condizione: non sono previsti i requisiti, non è prevista una formazione adeguata, non è prevista la certificazione della professionalità. Tutto ciò in un settore, però, come quello dell'archeologia, che la normativa riconosce di particolare interesse pubblico.

È chiaro che la giungla normativa penalizza professionalità e saperi di una scuola archeologica, come quella italiana, che è tra le migliori del mondo.

In attesa di un complessivo riordino, in coerenza con la normativa comunitaria, dei requisiti minimi per l'esercizio di tutte le professioni ancora non regolamentate - per i beni culturali penso immediatamente agli archivisti, ai bibliotecari, agli storici dell'arte - questo ordine del giorno intende impegnare il Governo per un riconoscimento adeguato della professione archeologica.
In realtà il legislatore, per quanto concerne gli appalti pubblici che riguardano i beni culturali, si era già posto il problema con il decreto legislativo n. 30 del 2004 che prevedeva - leggo - la definizione di specifici requisiti di qualificazione dei soggetti esecutori di scavi archeologici. Tale normativa è rimasta inapplicata a tal punto che l'Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici in un atto di segnalazione al Governo e al Parlamento lamenta la grave inosservanza relativa alla norma che prevedeva l'emanazione, da parte del Governo, di un decreto che individuasse proprio i requisiti specifici di qualificazione dei soggetti esecutori di scavi archeologici.

Se la segnalazione dell'Autorità riguarda un pezzo di normativa sugli appalti pubblici, apparirebbe incongruo che tale qualificazione delle competenze per l'esercizio della professione archeologica non si ampliasse anche al settore privato. Infatti, come è noto, il codice dei beni culturali prevede l'interesse pubblico ma anche le relative attività di tutela per i beni all'interno dei lavori privati.
Chiaramente non si tratta della richiesta dell'istituzione di un albo per gli archeologi né tantomeno di una misura neocorporativa, ma noi riteniamo che la liberalizzazione dell'esercizio delle professioni debba contemperare la qualificazione e il miglioramento delle competenze, la tutela del consumatore cui viene offerto il servizio professionale che, in questo caso, è l'intera collettività nazionale, e l'apertura al mercato.

Questo triplice obiettivo può essere raggiunto soltanto con l'individuazione non rigida, ma flessibile e aperta, dei requisiti minimi formativi e curriculari per l'esercizio di un mestiere così delicato e importante per la tutela delle bellezze del nostro Paese

Per seguire l'intervento in video cliccare qui


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