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inviato da mariannamadia

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Non ha ancora 28 anni, è nata a Roma, è un deputato della XVIesima legislatura. Eletta, come capolista del Partito Democratico nella Circoscrizione Lazio 1, alle scorse elezioni politiche si è contraddistinta, fin dalla campagna elettorale, per l’attenzione dedicata alle tematiche ambientali. Stiamo parlando di Marianna Maia e della sua nuova esperienza politica nelle file degli ecologisti democratici. Per conoscerla meglio e farla conoscere ai nostri associati gli abbiamo posto alcune domande.

Puoi presentarti ai nostri lettori?
”Sto terminando il mio dottorato di ricerca in economia politica presso l’Imt di Lucca, dopo essermi laureata nella stessa materia a Roma all'Università La Sapienza. La mia aspirazione personale è naturalmente continuare l’attività di ricerca in questo settore scientifico. Le mie esperienze lavorative hanno coinciso con i miei interessi: i temi dello sviluppo sostenibile, dei nuovi equilibri del welfare, della crescita della società della conoscenza. La mia alma mater è l’Arel, l’istituto di ricerca fondato da Beniamino Andreatta e diretto da Enrico Letta. Ho lavorato per Rai educational scrivendo e presentando un programma di approfondimento dedicato ai temi dell’ambiente e della sostenibilità. Sono stata eletta, insieme a tanti altri giovani, nelle liste del Pd per la Camera dei Deputati. La mia aspirazione: condurre una esperienza parlamentare totalmente fondata sui contenuti dando, per quanto mi è possibile, un contributo al benessere del mio Paese”.


Quale sono le tue idee e le tue proposte rispetto alle politiche ambientali?
”Non esiste più una ‘questione ambientale’ per la semplice ragione che non esiste nel mondo contemporaneo questione, economica e sociale, che non sia ambientale.

L’enorme crescita industriale di stati un tempo periferici, l’esplosione demografica, gli squilibri economici legati alla produzione di fonti energetiche che stanno avendo ricadute devastanti sulla produzione agricola: viviamo in un mondo sempre più piccolo e sempre più limitato nella sua capacità di sostenere l’esistenza dei suoi abitanti.

Le politiche della sostenibilità debbono perciò determinarsi in un contesto internazionale nel quale i singoli stati devono pensare oltre i propri confini e i propri immediati interessi. Un caso concreto è quello del cambiamento climatico dove sinora l’Europa ha tenuto la posizione più avanzata. L’Italia deve mettere molta attenzione e impegno nel delicato passaggio che, dal vertice mondiale sul clima tenuto a Bali lo scorso novembre, porta al vertice di Copenaghen del 2009 dove gli intenti di Bali dovranno diventare atti concreti. Sarà nostro dovere, in qualità di parlamentari di opposizione, vigilare su questo processo”.

La questione energetica è la più rilevante soprattutto di fronte a una evidente insostenibilità economica, oltre che ambientale, del petrolio come fonte energetica che sostiene il 50 per cento dell'economia mondiale. S tratta di una questione molto complessa, mutevole, che segue l’evoluzione della ricerca scientifica. Credo che l’Italia debba investire massicciamente in Ricerca e Sviluppo in questi settori, partecipando ai programmi internazionali per lo sviluppo di nuove forme di energia. Abbiamo bisogno di un piano energetico nazionale che, puntando anzitutto sull'efficienza energetica, parta da una conoscenza esatta del nostro fabbisogno e che, progressivamente, in accordo alle linee europee, trasferisca una quota maggiore di approvvigionamento energetico alle rinnovabili. Come abbiamo ribadito in campagna elettorale, non siamo pregiudizialmente contro un nucleare ‘sicuro’: va portata avanti la ricerca scientifica italiana in questo ambito al fine di conseguire quegli standard che potranno permettere una produzione di energia nucleare ‘sicura’ in Italia.

Per quanto riguarda inoltre il Ponte sullo Stretto, penso che sia una priorità per il nuovo governo più per motivi politici ed ideologici che economici. Non credo che cambierà il volto dello sviluppo economico siciliano”.


Quali credi dovrà essere il ruolo dell’associazione degli ecologisti democratici e dell’ambientalismo del fare in un panorama politico ed istituzionale che vede il Centrodestra al Governo e la scomparsa in Parlamento delle altre componenti ambientaliste?
”Le questioni ambientali sono ormai trasversali a pressoché tutte le politiche pubbliche; ne costituiscono un passaggio fondante e ne determinano la qualità: o ci si confronta con le tematiche ambientali o si va verso il baratro.

Quando nacquero forze politiche, come i Verdi, che facevano dell’ambientalismo l’essenza della propria identità politica rispondevano invece a una precisa necessità di porre nello scenario politico una questione completamente assente dalle agende dei grandi partiti di allora.

Oggi i cittadini vogliono una risposta complessiva alle proprie esigenze di sostenibilità, non un ambientalismo ‘identitario’. L’ambiente non è un dominio politico, un presidio da mantenere con un radicalismo sterile. Bene ha fatto dunque il Pd a strutturare un’associazione improntata ai principi dell’ambientalismo del fare e che cresca insieme al radicamento sociale e territoriale del partito. In questo percorso ci sarà il mio impegno”.


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